Tanto è facile ammalarsi di anoressia tanto è difficile uscirne, soprattutto se (come nel mio caso) ci si trascina il disturbo alimentare per decenni.
A 14 anni, quando mi sono ammalata, si sapeva molto meno di queste malattie mentali e anche i professionisti specializzati erano pochissimi.
In 30 anni di anoressia ho provato tutti i metodi “tradizionali” per uscire da questa prigione. Ho iniziato con la terapia a 14 anni, sono stata ricoverata in strutture specializzate più volte. Ho cambiato terapeuta, ho aggiunto psicofarmaci e il supporto di un team di psichiatri, dietologi e ho fatto la mindfullness.
Ogni volta mi affidavo agli esperti nella speranza di uscire dal mio incubo, alla fine di ogni percorso mi ritrovavo con qualche kg in più ma con le stesse ossessioni e le stesse paure. E dopo poco era da capo.
Meno di un anno vivevo convinta che la mia vita fosse quella, che non potessi aspirare a vivere senza contare le calorie, senza pesarmi a cadenza regolare e farmi ossessionare da quel numero, senza pensare al cibo costantemente.
A novembre per caso ho scoperto Tabitha Farrar e il suo libro (di cui ho spesso parlato) e la mia vita è cambiata, ho capito che nessuno mi avrebbe guarita, che ero io a dover guarire e che avevo anzi ho tutti i mezzi per guarire.
Questo è il mio percorso, non credo che esista un un unico modo per guarire dai dca e che anche lo stesso modo possa avere successo o meno a seconda dei momenti della vita in cui si affronta il percorso.
Non voglio dire che la terapia non mi sia servita, mi è servita a capire tante cose di me e le motivazioni per cui a 14 anni mi ero ammalata ma non mi ha aiutato a guarire.
Capire i motivi per cui tanti anni fa sono entrata nel tunnel dei dca non mi ha in alcun modo aiutato a uscirne, mi ha aiutato a sopravvivere per anni ma non a tornare alla vita come solo la totale e vera guarigione da un dca può rendere possibile.