Le persone si offendono quando dico che non possono capire cosa si provi e in realtà cosa davvero voglia dire essere ammalati di anoressia (o di un’altra malattia mentale).
Non è un’offesa ne un’insulto, è un dato di fatto.
In 30 anni di psico terapia, ricoveri e colloqui con esperti vari le uniche persone con cui ho avuto a che fare che mi hanno dato segno di comprendere la mia malattia erano quelle che l’avevano vissuta in prima persona.
Le persone più intelligenti, professionisti o meno, ammettono la loro ignoranza.
Non basta studiare libri, seguire convegni o avere in cura persone malate di disturbi alimentari o ancora convivere con qualcuno che ne soffre.
Cosa voglia dire essere malati di anoressia può saperlo solo chi questa maledetta malattia l’ha vissuta in prima persona.
Non offenderti quindi, è normale che tu non possa capire DAVVERO. Ma il fatto che tu voglia capire la sofferenza di chi ha questa malattia è già un modo per far sentire il tuo interesse e il tuo sostegno.
Una cosa che avrei sempre voluto gli altri facessero con me ma che nessuno ha mai il coraggio di fare è chiedermi cosa provo e come mi sento.
Tanti ti incontrano e ti chiedono “Come stai?” solo per formalità, senza un reale interesse verso la tua salute, soprattutto quella mentale.
Mi piacerebbe che qualcuno trovasse il coraggio di chiedermi più spesso “Come ti senti?” o “Cosa provi?” e soprattutto che avesse davvero voglia di ascoltare la risposta.