Solitudine e anoressia

Tra i tanti testi che ho letto sui disturbi alimentari uno spiegava come l’anoressia sia spesso allo stesso tempo causa e conseguenza della malattia.

Ripensando a me stessa lo trovo molto vero.

Sin da piccola sono sempre stata molto timida e molto diversa dalle altre bambine, amavo giocare a calcio e odiavo le bambole. Questa somma di cosa non facilitava i rapporti con le mie coetanee, avevo un amico maschio ma ad un certo punto ha iniziato a vergognarsi di stare sempre con me.

Il mio periodo migliore sono state le scuole medie, andavo bene a scuola ma soprattutto ero apprezzata da insegnanti e compagni, avevo un gruppo di amiche speciali con cui chiacchieravo e mi divertivo.

Lo shock nel passaggio alla quarta ginnasio, una scuola che non avrei mai scelto, compagni nuovi e prime insufficienze hanno sicuramente contribuito a farmi precipitare nel vortice dell’anoressia. Mi sentivo sola, inadatta, insicura e non riuscivo ad esprimere quello che provavo e che sentivo.

La malattia a sua volte porta all’isolamento. Mangiare con altre persone diventa un (grosso) problema, incontrare altre persone comporta la possibilità di mangiare quindi poco alla volta si evita di farlo. Il cervello prigioniero dalle mille regole e ossessioni non lascia molto spazio all’interesse per le altre persone. Alla fine il modo migliore per restare malati è proprio vivere da soli, isolarsi dal mondo. La tua unica amica diventa l’anoressia, ti occupa tutto il tempo, notti comprese, non ti fa sentire la mancanza di altri, anzi. Gli altri sono una minaccia, visti da lei.

Il fatto che l’anoressia anestetizzi i sentimenti e le sensazioni nel mio caso è stato sicuramente funzionale, io che sentivo troppo grazie alla malattia ho iniziato a sentire meno tutto, il dolore in primis, la paura, la frustrazione… l’unica cosa che sentivo fortissima era la paura accompagnata dall’ansia.

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