Ci sono parole inglesi che faccio veramente molta fatica a tradurre, una di queste è “recovery” in riferimento ai disturbi alimentari.
In primis “recovery” assume un significato diverso a seconda del contesto in cui lo si usa:
“In recovery” sta ad indicare qualcuno che sta facendo un percorso per guarire. Lo trovi usato per i disturbi alimentari come per l’alcolismo e la tossicodipendenza anche se sono problemi abbastanza diversi.
Non puoi semplicemente tradurlo con “in terapia” perchè non è detto che per guarire da un dca tu debba affidarti ad un terapeuta, la traduzione letterale “In riabilitazione” secondo me non c’azzecca per nulla.
“Recovered” io lo tradurrei con guarito, non certo con “riabilitato”.
C’è chi dice che una vera guarigione dai dca sia impossibile e invece io credo lo sia, nell’ultimo anno ho conosciuto persone che ci sono riuscite e se parti per un percorso di “recovery” già convinta di non poter guarire che senso ha?
Ciò che ho imparato è che molti si accontentano o si bloccano in un “Quasi recovery” quindi in uno stato migliore rispetto al dca vero e e proprio ma in cui ancora non si è davvero “liberi” come nel “fully recovered”, persiste qualche forma di restrizione e/o controllo sul proprio peso attraverso alimentazione e esercizio fisico.
Dopo 30 anni di anoressia e diversi tentativi di guarigione in cui sono arrivata a uno stato di “Quasi recovery” ho capito che nei dca possono esistere le mezze misure, anche se ti piacerebbe il contrario, l’unico modo per essere davvero libera è accettare di non controllare più nulla e fidarsi del proprio corpo. Altrimenti sei ancora malata e prima o poi tornerai a restringere, i pensieri torneranno ad essere più forti e presto sarai da capo.