Ci si abitua a tutto, anche all’anoressia

La realtà è che dopo tanti anni, superata la fase in cui arrivi a sondare i tuoi limiti fisici (purtroppo ne hai, non ti illudere) subentra una fase in cui ti crei una prigione di regole, limiti, abitudini e malfunzionamenti talmente collaudata che ti convinci che forse va bene così.

Più gli anni passano e più la speranza di poter mai essere una persona con un rapporto normale con il cibo si affievolisce e lascia spazio alla rassegnazione. Ti convinci che in fondo la vita non è così male anche così che è inutile continuare a sperare e lottare contro una malattia che ormai senti parte di te.

I meccanismi della malattia fanno parte di te, non ricordi veramente più cosa può voler dire non pensare al cibo, al peso, alle calorie e mangiare semplicemente ciò che ti fa piacere mangiare.

Hai rinunciato a cene, pranzi, Natali, compleanni, matrimoni e qualsiasi altra occasione in cui ci fosse il rischio di dover mangiare. Ma in fondo c’è di peggio no? Alla fine hai un lavoro, un marito che cena da solo ogni sera da sempre e che ormai si è abituato a partecipare a tutti gli eventi da solo.

Non so se hai notato quanto ricorra la parola “solo” anzi sarebbe meglio dire “sola” perchè alla fine non è che tu sia mai stata una super socievole ma… ma in realtà non lo sai nemmeno da quanto hai 13 anni le tue interazioni con gli altri sono state sempre pesantemente influenzate dall’anoressia.

Hai 45 anni vuoi davvero passare il resto della vita così? Accontentandoti di cenare sola ogni sera con 4 gallette?

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